domenica 15 gennaio 2017

da Piccole storie di altri pianeti - Il pianeta che smise di girare



Il pianeta che smise di girare


Tutti i pianeti girano intorno alla loro stella e ruotano su stessi.
Lo sanno tutti.
Anche la terra ruota su se stessa, a grandissima velocità, e se ne va a spasso per il sistema solare, per girare intorno al sole.
Ma un giorno, uno dei miliardi di miliardi di pianeti di tutto l’universo, l’unico a quanto si sappia, smise di girare.
“Finalmente un pianeta che non gira vorticosamente su se tesso, facendo venire il mal di mare, né che se ne va a spasso nel vuoto per ruotare intorno alla sua stella. Ma se ne sta buono buono, fermo e tranquillo, e tutti i suoi abitanti sono felici”, può pensare qualcuno.
Purtroppo però, la verità è che se un pianeta non gira, sono davvero guai!
E adesso capirete il perché.
Il pianeta che smise di girare, smise di girare in una bella mattina di primavera.
O meglio.
Era una bella mattina di primavera nella città di Buonasorte.
Il momento ideale, si direbbe, per fermarsi.
La temperatura era mite, il cielo sereno, e la luce delicata e sognante  donava a tutte le cose un aspetto angelico.
Da quel giorno, nella città di Buonasorte, fu sempre primavera. Per l’esattezza, furono sempre le dieci e trenta di un bellissimo e soleggiato 23 aprile.
Tutti gli alberi erano nel momento della loro fioritura più rigogliosa e più bella, tutti gli abitanti godevano del clima piacevole, né troppo caldo né troppo freddo, e quella luce delicata faceva sì che tutti si sentissero felici e contenti.
Ma un pianeta è generalmente tondo, e se c’è una parte che guarda il suo sole, ce n’è un’altra, che essendo dall’altra parte sta al buio e al freddo.
Così, quando il pianeta che smise di girare si fermò, ci fu una città in cui erano le tre di notte, di una gelida notte d’inverno. La povera città di Malalbergo.
E gli abitanti aspettarono invano che venisse l’alba.
Perché era freddo. Tanto freddo.
E buio. Tanto buio.
E dovettero consumare tutta la loro legna per scaldarsi, finché un giorno, quando rimasero al buio e al freddo, e capirono che il sole, da quelle parti non sarebbe forse più tornato, decisero di mettersi in viaggio.
Dopo un lungo e faticoso viaggio, arrivarono finalmente dall’altra parte del pianeta, e scorsero da lontano la bellissima e luminosa città di Buonasorte.
Pensate furono felici gli abitanti della città di Buonasorte di vedersi arrivare tutta questa gente sconosciuta che proveniva dall’altra parte del pianeta?
Assolutamente no!
Dissero subito che quella era casa loro. La loro città, la loro parte del pianeta.
E che gli altri se ne dovevano tornare a casa.
I poveri abitanti di Malalbergo, quella città così fredda e buia rimasero per settimane accampati alla periferia della città di Buonasorte, sperando di convincerli.
Mentre gli abitanti della città di Buonasorte cominciarono a costruire muri sempre più alti per difendersi da quegli ‘intrusi’.
Un giorno però, e capire quale fosse il giorno e quale la notte con un pianeta fermo non è proprio semplicissimo, il pianeta ebbe come uno scossone, un assestamento.
Si era fermato, è vero, ma non esattamente nella posizione giusta. E quindi fece un altro piccolo movimento e si rifermò.
Ora però accadde qualcosa di veramente spiacevole.
La bellissima città di Buonasorte, che era stata così fortunata a ritrovarsi per sempre in una splendida giornata di primavera, si ritrovò al gelido di una notte invernale.
Mentre la città di Malalbergo ebbe la fortuna di rivedere finalmente sorgere il sole, che si fermò alle cinque del pomeriggio di una tiepida giornata estiva.
Lo raccontò il sindaco di Malalbergo, l’ultimo a lasciare la sua povera città, e che quindi aveva fatto in tempo a vedere il ritorno del sole. Arrivò morto di stanchezza, sporco ed affamato ma felice, dicendo a tutti i suoi cittadini di ritornare a casa.
E adesso?
Adesso i poveri abitanti di Buonasorte cosa avrebbero dovuto fare?
I cittadini di Malalbergo avrebbero permesso loro di seguirli fino alla loro città, che per l’occasione fu ribattezzata Caldaluce?
#migranti

sabato 14 gennaio 2017

da Piccole storie di altri pianeti - Favole brevi di mondi e popoli alieni



Il pianeta degli angeli migranti
C’è una grande, grandissima stazione d’arrivo nel pianeta degli angeli migranti.
Sempre affollatissima, di notte e di giorno.
E creature alate e bellissime si vedono arrivare col volto malinconico ed un piccolo zaino semivuoto.
Queste creature sono angeli, ma non angeli qualsiasi, bensì angeli custodi, e vengono tutti dalla terra.
Tra tutti gli angeli sembra siano, di questi tempi, quelli che restano di più senza lavoro.
E non perché non ci sia bisogno di loro. Anzi.
Ma un angelo custode, per accompagnarsi per tutta la vita al suo protetto ha bisogno di sentirne i pensieri ed i sentimenti.
E di capire che almeno una volta nella vita abbia creduto in lui, angelo custode, e creda soprattutto nelle cose invisibili.
Senza queste condizioni, gli angeli custodi rimangono senza lavoro e devono partire, in cerca di un’altra occupazione.
Il pianeta cosiddetto degli angeli migranti, il cui vero nome è però pianeta degli aquiloni, è la loro meta preferita.
Un pianeta in cui le creature sono quasi invisibili, come fossero fatte d’acqua e di vento, e visibili davvero, sono solo le cose veramente importanti. Come i sogni e l’amore, la gioia e la fiducia, la gratitudine e l’amicizia. E queste cose veramente importanti  prendono la forma di bellissimi aquiloni colorati che popolano quello strano pianeta, e a quel pianeta donano appunto il nome.
E gli angeli cosa fanno allora?
All’ingresso di scuole e musei, di parchi e Lunapark, vendono questi aquiloni e sognano i bambini della terra, di cui ciascuno ha conservato, nel proprio zaino, un piccolo ricordo…